Pneumatici rigenerati: Cosa sono e quanto convengono

pneumatici rigenerati

Possedere un’auto e mantenerla in buone condizioni sta diventando una faccenda sempre più costosa. Oltre al costo dei carburanti, di cui i più cari sono certamente benzina e diesel, occorre tener conto di spese sporadiche ma consistenti come quella per cambiare i pneumatici, che si rende indispensabile ogni uno o due anni, soprattutto per chi macina molti chilometri durante l’anno.

In un altro articolo abbiamo infatti già approfondito l’importanza delle gomme per una guida sicura: soltanto una manutenzione periodica ed un utilizzo corretto permettono di posticipare il momento del cambio del treno gomme.

Quando l’usura e la strada percorsa fanno sì che i copertoni della nostra auto debbano essere sostituiti, l’opzione che promette il risparmio più consistente è il ricorso ai pneumatici rigenerati.

Di che cosa si tratta? Aziende specializzate si occupano di recuperare vecchi pneumatici, chiamati in gergo tecnico “carcassa”, asportando il battistrada ormai consumato e montano direttamente sulla struttura un battistrada nuovo, tramite un processo di vulcanizzazione della gomma. In questo modo si genera una gomma ibrida, con le nuove componenti che si fondono con quelle vecchie. Le ruote vengono poi centrate ed equilibrate.

La normativa Ece Onu 108 garantisce agli automobilisti che il prodotto rispetti tutte le garanzie di qualità e sicurezza, mediante gli stessi test di resistenza cui vengono sottoposti quelli nuovi.

Il marchio Ece Onu deve essere presente su tutti i pneumatici ricostruiti, caratterizzato dalle seguenti sigle:

  • sigla 108 R o 109 R, quest’ultima per i mezzi pesanti
  • lettera E e un numero, relativi al paese di produzione e l’omologazione europea
  • numero di sei cifre che identifica il produttore
  • indicazione “Ricostruito” o “Retread”
  • marchio del ricostruttore
  • settimana e anno di ricostruzione

La procedura di rigenerazione, osteggiata dalle case produttrici di copertoni nuovi, è indubbiamente vantaggiosa non soltanto per il portafogli (una spesa inferiore fino al 30%) ma per l’ambiente. I pneumatici rigenerati consentono di salvare l’80% di un copertone che altrimenti finirebbe in una discarica o eliminato tramite incenerimento. Il riciclaggio, rispetto alla produzione ex novo, è inoltre un procedimento che impiega il 70% di energia in meno. Se si vuole risparmiare, questa è una scelta intelligente e “green”.

Fin qui tutto sembra perfetto ma i pneumatici rigenerati hanno anche degli aspetti negativi di cui tenere conto. Uno dei più importanti riguarda il fatto che mentre i produttori di pneumatici per aerei e camion li progettano con l’idea che in un futuro possano essere rigenerati questo non accade per gli autoveicoli. E infatti vi sono dei limiti per il numero di volte che un pneumatico può essere rigenerato. Per le automobili, il pneumatico può essere rigenerato una sola volta, mentre per i mezzi pesanti si arriva a 3 volte e per gli aerei fino a 7 rigenerazioni.

Se il processo di rigenerazione non viene eseguito correttamente gli pneumatici rigenerati non offrono gli stessi livelli di aderenza di un pneumatico nuovo.

Nei vari forum di appassionati di motori non sono rare le opinioni negative. Il problema maggiormente riscontrato sembra essere un eccessivo rumore, ma c’è anche chi lamenta lo scoppio delle gomme dopo poche migliaia di chilometri. A tal proposito è opportuno considerare l’eccessiva voglia di risparmio di molti automobilisti che porta ad orientarsi verso pneumatici rigenerati di dubbia provenienza.

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